News Marzo 2016
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3 Marzo Mar 2016 0900 10 months ago

Un fulmine rivelatore

Quando una violenta tempesta primaverile fu causa indiretta di un importante restauro

Nel marzo del 1967 una terribile scarica temporalesca si abbatté sulla Madonnina perforandone l’alabarda, bruciandone le mani, le pieghe salienti del manto e parte delle maniche della veste. 

Una prima ispezione mise in luce soltanto i danni superficiali arrecati perlopiù alle lastre di rame sbalzato che rivestono la statua; presto però ulteriori e più approfondite verifiche rivelarono lo stato di precarietà dello scheletro interno che si presentava quasi completamente ricoperto da ruggine. 
Una scoperta amara e sorprendente al contempo se si considera che solo pochi anni prima, durante il restauro della Guglia Maggiore, la struttura era ancora in ottimo stato.

Fu dunque inevitabile procedere con un significativo intervento di restauro che consistette principalmente nella realizzazione di una nuova intelaiatura in acciaio, nella doratura e nel rinnovo dell’impianto parafulmine, potenziato grazie anche a due nuove efficienti messe a terra che garantiscono ad oggi la giusta dispersione di energia elettrica, anche in caso di tempeste particolarmente “tumultuose”.