LAGHETTO FALCONE
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7 Aprile Apr 2016 1445 10 months ago

I Navigli e l’artifizio delle conche

Dagli "Annali" della Veneranda Fabbrica del Duomo

In occasione dell’inaugurazione del restauro dell’Archivio della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano, che si celebrerà il 26 maggio prossimo, saranno resi disponibili in formato digitale sul portale duomomilano.it gli Annali della Fabbrica del Duomo di Milano: un dono a quanti, cittadini e studiosi, intendono ripercorrere il cammino dei milanesi nei secoli attraverso le voci del Grande Cantiere della Cattedrale.

Negli Annali troviamo la storia della costruzione del Duomo, come ad esempio quella dei congegni e degli artifizi progettati per l’irrigazione di Milano fin dal 1387: “il canale naviglio”. Quest’ultimo fu usato dai “nostri padri, rialzata la città dalle rovine del Barbarossa, per condurre i marmi, che staccati dalla Gandulia all’estremità del lago Maggiore, dovevano giungere al Duomo”.

A tale scopo fu aperto il varco di Viarenna e scavato un canale che, rasentando le porte ed i ponti, confluiva in un laghetto al Brolio dove poi fu eretto l’Ospedale Maggiore. Ivi si scaricavano i massi che erano facilmente trasportabili fino al Camposanto, dove venivano successivamente lavorati.

Per introdurre l’acqua nel canale si pensò all’“artifizio delle Conche”, su cui lavorò anche Leonardo da Vinci che sistemò le porte ad angolo. Tale pratica permise più tardi che il canale circuisse l’intera città e congiungesse le acque derivate dal Lago di Como e dall’Adda con quelle del Lago Maggiore e del Ticino.

Curiosità dagli Annali
Molteplici sono le testimonianze riguardo il trasporto del marmo sui Navigli. In data 4 novembre 1387 si leggono i patti e le condizioni per la consegna dei Marmi a Milano: “Al reverendo padre, il Signor Arcivescovo di Milano, si domanda che debbansi scavare i marmi e consegnarli alla riva del Naviglio nelle seguenti forme (…)”; il 9 luglio dello stesso anno sono qui riportati i prezzi del “materiale da Fabbrica” ed a più riprese si spiega e modifica il regolamento delle acque pubbliche e la ripartizione delle spese: “Il vicario ed i XII di provvisione insieme ai sindaci del comune, a Beltramo de’ Bollate e Lanzarino Caimi gestori di negozio pel Signore nostro, ed ai deputati della Fabbrica tutti animati dal miglior spirito di concordia, (…) stabilirono quod expensae quae fieri expediunt ad bucham Ticinelli Mediolani.” (17 febbraio 1392); “Dette spese saranno sostenute per un terzo dalla Fabbrica, per un altro terzo dalla camera delle possessioni del Principe Signor nostro e pel residuo terzo dal Comune di Milano”.

Accadevano talvolta delle controversie riguardo le riparazioni e la manutenzione del Naviglio: “Che domani gli infrascritti vadano insieme sopra una barca sul naviglio fino alla bocca del Ticino, allo scopo di determinare i difetti delle bocche e delle chiuse, e tutti gli altri guasti dello stesso Naviglio” (1°maggio 1392); “I deputati per utile della Fabbrica non solo, ma anche dell’intiero comune di Milano, si erano assunti l’obbligo delle riparazioni e manutenzioni dell’acqua del Naviglio di Milano, come risulta dall’istromento rilasciato dal notajo di Milano, Antonio Vimori di Carate” (6 maggio 1408).

Interessante testimonianza del panorama storico – sociale  è la lingua qui adoperata per gli scritti amministrativi, un latino medievale alternato ad un italiano arcaico di XIV-XV secolo.

Dal Toce al Laghetto di Santo Stefano
Sulla condotta del marmo fino al laghetto di Santo Stefano si conserva qualche traccia in articoli e note, ad esempio il 9 maggio 1395 si stipulò la delibera “con Antonio da Crema e Pietrolo de’ Poli” per “la condotta di braccia 1500 lastre di marmo dal fiume Toce fino al laghetto di Santo Stefano, per le calende di Agosto, colle solite retribuzioni”. In nota si specifica che: “Il Laghetto fra l’Ospedale e Santo Stefano, interrato appena testè, era stato scavato apposta per recare fin là i marmi pel Duomo”. Inoltre fu scavato un canale fino alla Vettabia con un artifizio di conche per l’apporto di acque necessarie alle navi da trasporto. Da lì i marmi “poi erano carreggiati fino alla Fabbrica”. In data 26 settembre si descrivono i dettagli del trasporto “Dapprima il Naviglio col nome Tesinello fu condotto solo dal Ticino fino ad Abbiategrasso nel 1179; nel 1257 si prolungò fino a Gaggiano, e reso capace di navi non soltanto dell’irrigazione”. Qui scaricava nel canale Vetabbia, e mediante una conca, si faceva confluire acqua nella fossa, in cui le navi potevano trasportare i “ sassi” per la Fabbrica del Duomo fino al laghetto di Santo Stefano, aperto a spese della Fabbrica e che rappresentava il punto più vicino e funzionale. Quel laghetto fu interrato nel 1857. “Quivi mediante il falcone, cioè una gru, i grossi pezzi di marmo si levavano dalle barche per metterli sui carri”.

La donazione della Conca di Viarenna alla Fabbrica da parte di Ludovico il Moro, 1497
A ricordare questa donazione in “Datum Mediolani, dei ultimo augusti 1497 ”sottoscritta da “Sign. Ludovicus Maria” fu eretto dirimpetto alla Conca un monumento che riportava le iniziali “LV. MA. BE. EST SF. Mediolani Duces” e lo stemma della Fabbrica, in cui si ravvisava “un vecchio progetto della cattedrale comense”.

A proposito della Conca, si ricorda negli Annali un laghetto formato dalle acque del Naviglio Grande, detto di Gazzano, che esisteva anticamente presso la Chiesa di Sant’Eustorgio.

Gian Galeazzo Visconti però, prolungando il Naviglio Grande del Ticino e facendone un bacino per agevolare i trasporti in città dei marmi dalla Gandolia al Duomo, ne ideò un altro, detto della Viarenna più vicino alla città. Una carta chiaravallese del 27 aprile 1439 ci fornisce di questa notizia e menziona il nuovo naviglio, progettato al servizio della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano. Nello stesso anno 1439 il duca Filippo Maria fece disfare quel tratto di naviglio del primo laghetto esterno chiamato successivamente vecchio fino al nuovo collocato all’interno della città, ordinato dal duca Gian Galeazzo, suo padre, fin dal 1388 per condurre le pietre alla Fabbrica del Duomo. La stessa pergamena, da cui tale notizia, riporta che Filippo Maria vi fece aprire un’altra comunicazione per il sito detto Viarenna estendendo la navigazione a tutto il canale che circondava la città, mediante delle Conche l’invenzione delle quali sarebbe da attribuire a Filippo degli Organi, da Modena e Fioravante da Bologna, ambedue ingegneri granducali.

Come erano potute passare le barche, senza quella Conca, per 51 anni dal laghetto vecchio al nuovo nonostante la differenza di quasi cinque braccia di livello l’uno dall’altro?

Scoprite questa e molte altre notizie su queste pagine dal 26 maggio 2016, data di inaugurazione del restauro dell’Archivio, vero scrigno e diario di Milano.