2017 08 Doc Mese
...

Minuscoli particolari, echi della grande Storia

Il Documento del Mese di Agosto 2017

Nel capo IV dell’Archivio storico della Veneranda Fabbrica, intitolato Privilegi ed Esenzioni, sono conservate due bolle del pontefice Urbano VI, rispettivamente del 3 febbraio e del 4 luglio 1389.

In entrambi i documenti il Papa si rivolge all’arcivescovo di Milano confermando per lui e per la Chiesa milanese tutte le libertà e le esenzioni concesse dai pontefici precedenti. Rimandando ad altra sede le considerazioni sulle ragioni di due atti con dispositivo quasi identico a distanza di pochi mesi, è interessante soffermarci su un particolare di questi documenti: il sigillo.

Si tratta di un disco di piombo, che misura 35 mm di diametro e 4 mm di spessore: esso è ancorato alla pergamena mediante un cordoncino fatto passare attraverso due fori praticati nella parte inferiore del documento, appositamente piegata per aumentarne la resistenza (plica). Il cordoncino in questo caso è costituito da fili di seta, gialli e rossi, ad indicare la natura de gratia dell’atto: diversamente, in caso di disposizioni de iustitia (ordini giuridici, direttive d’azione) si sarebbe trovato il filo di canapa.

Il sigillo è costituito da due facce. Sul recto, secondo un’iconografia che si ripete per tutti i pontefici da Pasquale II (1099-1118)  a Pio II (1458-1464), si vedono i volti degli apostoli Pietro e Paolo separati da una  croce centrale e sormontati dai rispettivi nomi abbreviati S(anctus) PA(ulus) -  S(anctus) PE(trus). L’intero sigillo e i due volti degli apostoli sono circondati da un bordo puntinato.

Il verso del sigillo rivela un particolare di straordinario interesse. Come i suoi predecessori, Urbano VII fa apporre su questo lato il proprio nome URB/ANUS/PP/VI.

Tra una parola e l’altra, però, si notano quelli che ad un primo sguardo possono sembrare dei semplici puntini. Ma procedendo fino al termine della scritta, in basso, si comprende che sono altro: concludono il sigillo infatti due piccole aquile con le ali spiegate o, come si dice in araldica, al volo abbassato. E quelli che sembrano puntini tra le parole sono in realtà minuscole teste di aquila. Nella storia della sfragistica pontificia questo di Urbano VII è il primo sigillo in cui compaiono segni araldici.

Il pontefice, al secolo Bartolomeo Prignano, proveniva da una famiglia nobile pisana poi trasferitasi, all’inizio del XIV secolo, a Napoli. Lo stemma della famiglia Prignano raffigurava appunto un’aquila al volo abbassato e il pontefice, forse a ulteriore sostegno della propria politica nel drammatico momento dello Scisma d’Occidente, volle inserirne un richiamo nel proprio sigillo papale.

Ancora una volta, custodito nell’Archivio della Veneranda Fabbrica, troviamo un documento che trasmette al di là del proprio contenuto particolare echi di storia universale. La Veneranda Fabbrica del Duomo, consapevole della responsabilità che la propria secolare storia le chiede, continua il proprio impegno nella conservazione e valorizzazione del proprio patrimonio archivistico.