BOTTEGHE FACCHINI AS24 F21 Copia
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30 Agosto Ago 2017 1503 2 months ago

Uno storico quartiere di Milano raccontato su carta

Un curioso documento del 1720 dagli Archivi della veneranda Fabbrica del Duomo

Il Carrobbio (in milanese el Caróbi), indicato anche col termine oggi desueto di Corrivio, è un largo di Milano le cui origini risalgono all'epoca romana. È posto indicativamente alla confluenza fra le vie Torino, via San Vito, via Cesare Correnti e via del Torchio nella zona centrale della città.

Carròbbio [voce lombarda, propriamente Caróbi: dal Latino antico e popolare quadrŭvium, class. Quadrivium: incrocio di quattro vie, carruggio] Si riferisce ad un crocicchio di strade, luogo spazioso in cui confluiscono varie vie. A Milano e in altre località della Lombardia era spesso luogo di riunione di commercianti, carrettieri, bottegai e sede di mercato; di qui il significato figurativo di confusione, tramestio nell’espressione lombarda: “Non fare il carrobbio!”, che si rivolge a chi disturba la quiete o il riposo altrui.

All'area denominata oggi Carrobbio ci si riferiva come Quadrivium Portae Ticinensis, al pari di altri carrobbi come Quadrivium Portae Novae, citato anche dal Manzoni:

«Renzo s’abbatteva appunto a passare per una delle parti più squallide e più desolate: quella crociata di strade che si chiamava il carrobio di porta Nuova»

(Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi, cap. XXXIV)

Col tempo il toponimo iniziò ad essere usato nella città di Milano solo per il Quadrivium Portae Ticinensis. L'origine dello slargo risale ai tempi della Repubblica romana: qui sorgeva l’antica Porta Ticinensis (Porta Ticinese) delle mura romane e c'era persino un ponticello che scavalcava il Nirone, ruscello oggi sparito; da qui si dipartiva la strada che collegava Mediolanum con il Ticino e con Pavia. Con la successiva erezione delle nuove cinta di mura la porta fu abbattuta assieme alle mura eccezion fatta per una torre, chiamata "Torraccia" o "Torre dei Malsani", oggi ancora visibile nel cortile di uno dei palazzi dell'area. Massimo Fabi, scrittore del 1860 circa ricorda: «Prima della devastazione del Barbarossa erano in questo luogo medesimo le vecchie mura, di cui alcuni resti ancora veggonsi nella cantina dell'antica osteria dei Tre Scagni».

Negli anni della Controriforma ed esattamente nel 1577 nello slargo fu eretta la croce di San Materno, parte dell'intervento voluto da San Carlo Borromeo durante la peste al fine di creare degli altari sparsi per la città dove celebrare le messe visibile ai malati dalle finestre delle case, in modo da evitare grandi assembramenti di persone che avrebbe diffuso ancora di più la peste. Nel 1658 venne aggiunta una colonna sormontata da due angeli recanti una croce e la dedica venne estesa a S. Carlo. Nel 1786 venne rimossa per motivi di viabilità. La torre intanto, dopo che il lebbrosario fu riconvertito per la cura dei tubercolosi e poi soppresso, divenne casa d’abitazione. Attorno vi si affastellarono altre abitazioni fino a comporre un vicolo (probabilmente l’antica Contrada S. Materno che seguiva l’andamento delle antiche mura romane), che finì per nascondere l’antico complesso. Oltre al fortuito ritrovamento a seguito degli ammodernamenti post-unitari del tratto finale di Via Torino e del suo collegamento al Carrobbio, le soprese maggiori si ebbero, ironia della sorte, con i bombardamenti del 1943. Riapparvero allora le tracce dell’antica porta e i resti dell’antistante ponte a due arcate, con conci di ceppo alla base e con una struttura in mattoni, che scavalcava la canalizzazione del Nirone (durante il periodo romano, antico fossato lungo le mura).

Nulla di tutto ciò è sopravvissuto alla Guerra, di fatti oggi di originale rimane solo il nome: Carrobbio e la straordinaria torre millenaria delle antiche mura romane.

In base all’antico documento dall’Archivio della Veneranda Fabbrica del Duomo risalente al 1720, la conformazione urbanistica del quartiere e i nomi delle vie sono rimasti pressoché i medesimi: contrada del Torchio, contrada della Stampa, contrada de Medici e contrada San Sisto, in più si evince il sito ove fu riposta la “Croce del Carrobbio”, di fronte alle Botteghe del Sig. Pietro Maria Mosca; e il palazzo dove visse Gian Giacomo Medici detto il Medeghino.

Potrete trovare fra i documenti e le immagini conservate nell’Archivio del Duomo, un vero diario della Città, declinato in molte forme ma comprensivo di ogni aspetto della vita sociale, politica e culturale di Milano fin dal 1100: dall’ economia alla storia, dalla finanza alla musica, dall’architettura all’archeologia e topografia. Una risorsa infinita proprio come la Cattedrale che l’ha generata.