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29 Novembre Nov 2018 1126 19 days ago

#ParoledArchivio: C come CICERI

Ricordando un importante Archivista della Veneranda Fabbrica del Duomo

La vita dell’Archivista operoso, per quanto silenziosa e smorta agli occhi del pubblico, è una vita attiva, qualcosa di mezzo tra quella fertile di soddisfazioni spirituali, che è propria del monaco, e quella ardimentosa dell’alpinista, dell’esploratore, del palombaro”.

Autore di queste parole fu monsignor Angelo Ciceri, figura importante nella secolare storia della Veneranda Fabbrica del Duomo, di cui fu archivista dal 1949 al 1972.
Dopo gli studi compiuti al Seminario di Venegono, si laureò il Lettere presso l’università Cattolica del Sacro Cuore e si diplomò in Paleografia, Diplomatica ed Archivistica presso l’Archivio di Stato di Milano.
Compatibilmente con gli impegni sacerdotali, iniziò a lavorare presso l’Archivio della Veneranda Fabbrica del Duomo, curando anzitutto lo spostamento della documentazione, a quel tempo conservata in alcuni locali di Palazzo Reale, nel Palazzo dell’Orologio, storica sede dell’Ente, dove ancora oggi si trova.
Si occupò quindi del riordino e del ricondizionamento di diverse tipologie di materiali archivistici, tra cui in particolare la documentazione della sezione moderna, ovvero quella prodotta e acquisita dalla Veneranda Fabbrica dalla metà del XIX secolo in poi. Con grande impegno si dedicò all’elaborazione di nuovi titolari e classari.
Aperto al confronto e alla collaborazione con altre istituzioni si fece promotore di un importantissimo e complesso intervento di recupero dei frammenti documentari carbonizzati nel terribile incendio dell’Esposizione Universale del 1906. Coadiuvato da valenti collaboratori e da tecnici specializzati riuscì a far fotografare i resti combusti dei registri e a renderli nuovamente leggibili, dunque accessibili agli studiosi e a tutti i possibili futuri fruitori dell’archivio.
Vanna Rocco Negri, sua collaboratrice per molti anni, lo ricordò così alla sua morte: «La sua operosità nell’Archivio della Veneranda Fabbrica non conobbe pause inutili, ma, con paziente amore di interprete del passato, lo trovò impegnato nei pressanti, continui lavori di ricerca e di riordinamento del materiale archivistico».