E Come Eliotipia
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14 Dicembre Dic 2018 1210 one month ago

#ParoledArchivio E come Eliotipia

La fotografia a corredo della parola stampata


Il volume di Camillo Boito Il Duomo di Milano e i disegni per la sua facciata, edito dalla tipografia milanese Marchi nel 1889, è corredato da un ricco apparato iconografico di 87 immagini realizzate con la tecnica dell’eliotipia.

Si designano come eliotipia i procedimenti per la riproduzione d'immagini nei quali si ricorra ad una fotografia e alla luce solare per incidere chimicamente o meccanicamente il metallo.

Le eliotipie vennero utilizzate principalmente per il corredo iconografico dei testi a stampa, e in questo contesto, data la maggiore verosimiglianza con la realtà, dalla seconda metà del XIX sec., andarono man mano a sostituire le diverse forme di riproduzione manuale dell’immagine, come l’incisione.

L’idea di usare le fotografie in questo modo era implicita nei primi esperimenti sulla fotografia intrapresi in Francia da Joseph Nicéphore Niépce. Nel 1826 egli realizza infatti una eliotipia tramite l’esposizione alla luce di una stampa calcografica posta su di una lastra di peltro ricoperta di bitume di giudea. Niépce aveva scoperto infatti che questo materiale, se esposto alla luce, a contatto con un’immagine positiva, agiva sulla lastra di peltro come la mano dell’incisore, e tramite un bagno acido veniva scavato il metallo, ottenendo così una matrice negativa pronta per la stampa.

Se osservate con il lentino le eliotipie presentano il caratteristico reticolato delle tecniche fotomeccaniche, come si può notare nell’immagine a destra.

Le eliotipie pubblicate nel volume di Boito risultano un’importante strumento in quanto permettono al lettore di “penetrare forse in alcuni punti della vecchia storia del tempio, il quale con l’aiuto della fotografia, ridotta inalterabile per mezzo della stampa, viene qui ritratto fedelmente nelle sue principali vedute generali e parziali”. In Archivio si conservano le stampe fotografiche corrispondenti a molte delle eliotipie pubblicate nel volume, come l’albumina di Edizioni Brogi scattata prima del 1878.